Tratto dal libro “Venire al mondo e dare alla luce” di Verena Schmid, 2005
Che cosa è veramente importante nel partorire? Che cosa determina il tempo, il sentire, la difficoltà o la facilità di un parto? Sicuramente hai sentito raccontare altre donne della loro esperienza: c’è chi ha avuto bisogno di tre giorni per partorire, a un’altra è bastata un’ora, c’è chi ha sofferto terribilmente, chi del dolore a malapena si ricorda, chi ha subìto interventi terribili, chi è finita in cesareo,chi ha avuto un’esperienza bellissima. Ti chiederai: “E come sarà il mio parto?”. Ascoltando questi racconti ti puoi sentire di fronte a un’incognita insondabile, di fronte a un mistero.
Sembra che la medicina ostetrica abbia la risposta. Sembra che i medici, le ostetriche abbiano il potere di dirigere il tuo travaglio, di fare qualcosa. I rituali dell’assistenza ostetrica sembrano poterti aiutare, poterti far partorire. Ma non è così. Alla guida del tuo parto ci sei tu. Gli operatori ti possono solo sostenere, possono facilitarti il viaggio.
Tempi e ritmi del parto
Tempi e modalità del tuo parto dipendono dai tempi e ritmi della tua esperienza interiore che percorri nel travaglio, un’esperienza che è anche trasformazione, che ti farà diventare donna madre.
- Dipendono dall’ambiente che ti circonda al momento del travaglio, ambiente che può essere facilitante o inibitorio.
- Dipendono dal tuo bambino, dal suo temperamento, dalla sua volontà di venire al mondo, dalle sue condizioni fisiche.
- Dipendono dal vostro dialogo, dalla vostra sintonia.
Tutto questo forse ti può spaventare, ma questi non sono processi a te completamente estranei. Li hai già appresi in gravidanza. Ne puoi trarre delle pietre miliari per orientarti nel tuo futuro percorso. I ritmi della gravidanza si ripetono nel parto. Le tue modalità di adattamento comportamentale ed emozionale ai cambiamenti in gravidanza e della gravidanza stessa, il tuo modo interiore di viverla, di essere in contatto con il tuo bambino costituiscono risorsa e conoscenza per te.
Conosci già il tuo bambino, il suo temperamento. Attraverso i suoi movimenti preparatori sai della sua volontà di nascere, conosci i suoi bisogni. Vi siete già sintonizzati l’uno con l’altra in un dialogo durato nove mesi. Rifletti sulle tue modalità di affrontare le situazioni difficili in generale, o comunque nuove; può darsi che tu abbia bisogno di tempo, di riflessione prima di affrontarle, può darsi che tu le prenda di petto e le attraversi velocemente, può darsi che tu abbia bisogno di un certo sostegno, o altro ancora. Pensa ai tuoi bisogni e alle risorse cui attingi in quei momenti: le puoi usare anche per il travaglio.
Lo stress “nemico”
Lo stress invece è il nemico principale di gravidanza e parto. Li può rendere difficili. Non lo stress momentaneo, che accompagna certi momenti intensi della tua vita e che può risultare stimolante, vivificante, ma lo stress costante che non ti permette di seguire i tuoi tempi e ritmi, stress dato dalle paure sociali, da un ambiente poco protetto e con scarsa intimità.
Il parto è un profondo e totale processo di apertura, apertura del tuo corpo, dei tuoi visceri, per dare alla luce il tuo bambino nascosto, ma anche apertura della tua parte inconscia, cioè di parti di te a te stessa sconosciute, o presenti solo a livello di vaghe sensazioni. Solo in questo senso vai incontro a un’incognita aprendoti a nuovi aspetti di te, a nuove risorse.
Aprirsi, soprattutto con il primo bambino, non è sempre un processo facile: chiede tempo, attenzione, rispetto, protezione. È un conflitto tra l’istinto di autoconservazione (di “chiusura”) e l’istinto di riproduzione (di “apertura”), che danzeranno insieme fino al sopravvento dell’istinto di riproduzione e dell’apertura. Se riesci a compiere il percorso senza scorciatoie (il che non significa senza aiuti), ti colmerà di soddisfazione, forza e gioia.

Le tappe del viaggio
Il parto attraversa quattro fasi principali:
- La prima tappa, la fase delle radici;
- la seconda tappa, la fase della dilatazione, dell’apertura della porta;
- la terza tappa, il grande processo di trasformazione;
- l’ultima tappa, il diventare madre.
La fase delle radici
La prima tappa è simile al primo trimestre in gravidanza: è la più importante. Mette le basi per la progressione e l’apertura futura. È forse la più lunga del tuo parto, perché può durare da diverse ore fino a un paio di giorni, ma fortunatamente è quella meno impegnativa per te. Sentirai le prime doglie, brevi, meno di un minuto, irregolari e con intervalli più o meno lunghi, in cui stai perfettamente bene.
È il bambino ad attivare queste prime contrazioni, spingendo con la sua testa verso la porta della matrice, mandandoti il messaggero ossitocina per dirti: “Sono pronto, dai, andiamo”. Il compito delle doglie in questa prima fase è quello di far ammorbidire, accorciare e scomparire il collo dell’utero, che finora ha tenuto e contenuto il bambino, per permettere successivamente l’apertura completa. […]
In questa prima fase puoi perdere il tappo mucoso che finora ha protetto il tuo bambino da invasori indesiderati. Il tuo intestino si svuota. La direzione cambia: dal contenimento all’apertura, dal nutrimento all’espulsione. Per te è l’incontro con il dolore, con la realtà della nascita del tuo bambino. Puoi avere sentimenti simili a quelli dell’inizio della tua gravidanza, quando il test positivo ti ha posto di fronte a un irreversibile cambiamento della tua vita. […]
Dagli tempo, datti tempo! Anche se il tuo primo impulso è quello di correre all’ospedale, fermati: questo è ancora una volta il tempo del non fare, della passività recettiva, del lasciare che accada, del conoscere. Niente può essere fatto, o deve essere fatto, dall’esterno per accelerare questa fase.
La fase della dilatazione
A un certo punto il ritmo cambia. Le doglie diventano più intense, più ravvicinate e regolari. Richiedono tutta la tua attenzione. Ogni doglia ti porta dentro di te, ti sommerge, ti porta verso l’altro, il tuo bambino, per farti riemergere nelle pause, in cui ti ritrovi con la tua familiare identità. È iniziata la fase della dilatazione, dell’apertura della porta.
Le doglie stimolano il fiume di ormoni, quelli che spingono il bambino verso la luce e quelli che ti danno forza e ti aiutano con il dolore. Più il ritmo si intensifica e più alto sarà il livello dei tuoi ormoni, ovvero l’aiuto, la compensazione. Più ti adatti alle doglie, più reagisci attivamente con il movimento e con l’espressione vocale, meno le percepisci come dolore. […]
Risorse da attivare in questa fase sono il movimento che nasce dalle tue sensazioni fisiche e istintive, l’immersione nell’acqua, elemento che distende e ti accompagna nell’abbandono completo che ti è richiesto. Il ritmo tra immersione-comportamento attivo (doglia) e pausa-comportamento passivo s’intensifica sempre di più, ti invita ad abbandonare ogni forma di controllo razionale e a entrare in una nuova dimensione, data soprattutto dal sentire.
In modo simile al vissuto nel secondo trimestre della tua gravidanza, ti apri verso il centro di te, verso una parte a te sconosciuta, rappresentata anche dal tuo bambino, e ti espandi. La comunicazione sensoriale è al primo posto. La tua ricchezza emozionale comincia a emergere. Tutto si prepara all’abbandono completo. […]
Ma il tempo è dettato anche dall’ambiente esterno e dalle persone che hai attorno. Se hanno paura, se non riesci a sentirti completamente sicura nell’ambiente in cui ti trovi, se ci sono interferenze disturbanti, se vieni richiamata troppo spesso nella dimensione esterna, razionale, se devi cambiare ambiente, allora il travaglio rallenterà, a volte si potrà anche interrompere, fino a quando le condizioni esterne siano mutate favorevolmente. […]
Può succedere che all’improvviso il ritmo, fino allora regolare, venga sconvolto da manifestazioni fisiche o emotive violente, come per esempio un attacco di vomito, di pianto, di rabbia, di dolore, che ti aprono rapidamente. Allora tutto il tuo essere è chiamato all’interno, sei completamente assorbita dal processo interiore; l’aumento delle doglie, del loro ritmo, accrescono ulteriormente il flusso degli ormoni che ti portano all’abbandono totale e a uno stato di trance. Perdi la nozione del tempo e del luogo.
Il grande processo di trasformazione
Ora l’apertura è inarrestabile. La via è tracciata. Ti senti spinta inesorabilmente nella direzione della nascita. […]
L’abbandono, l’apertura, il respiro, le immagini, il sostegno, il dialogo con il tuo bambino sono la tua forza. Il ritmo tra doglie e pausa si approfondisce, tanto aumenta la forza della doglia e tanto aumenta la profondità del rilassamento nella pausa. Può darsi che ti addormenti profondamente nelle piccole pause, addirittura che sogni. Sei nell’abbandono, nell’apertura, se cedi alle forze in atto. […]
Può succedere che il bambino, avanzando, cominci a premere sul perineo. Come all’inizio del terzo trimestre, quando si posiziona a testa in giù, nuove onde di ossitocina cominciano a invaderti e, durante le doglie, al loro apice percepisci un’onda di premito che ti fa realizzare: “Sì, sei qui, ci sei davvero, vuoi uscire! Ci dobbiamo dividere”. Con il suo graduale emergere, riemergi anche tu. Gioia, nuova forza, ma anche paure già vissute possono prendere spazio dentro di te e ti daranno il tempo di questa terza fase del tuo viaggio.

Diventare madre
Ritmicamente, tra lasciarlo andare e trattenerlo ancora un po’, ti arrenderai alle onde di forza attiva che ti attraversano, imparerai ad accompagnarle, cavalcandole con il tuo respiro, la voce, il movimento, e infine scaricherai tutta la tensione accumulata nel travaglio nel processo più creativo e magico del mondo: darai il tuo bambino alla luce!
Ed eccolo davanti a te, prima forse estraneo, o forse lo riconosci subito, ma poi vi ritroverete nella nuova simbiosi che si ricostruisce nel dopo parto, ancora guidati e facilitati dal fiume ormonale che si mantiene alto per un paio d’ore. Intensa gratificazione, tenerezza, gioia t’invadono nell’accoglierlo tra le tue braccia; tutte le forze spese ritornano; il sollievo ti invade: sei madre!
L’espulsione della placenta e il successivo taglio del cordone chiudono la vostra simbiosi endouterina, dopo aver aperto quella extrauterina.
Ti rivesti di tutti i tuoi panni.
